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20/04/2008 23:39 trasferimento!!!
categoria:varie

il blog si e' trasferito qui




11/11/2007 21:18 non l'avrei mai creduto
categoria:l'avvelenata

avevo interrotto il silenzio sul blog per i morti di serie a e quelli di terza categoria. e' successo di nuovo. e questa volta non c'entra solo il calcio. poteva succedere a chiunque. riflettiamoci e non facciamoci intortare da chi marcera' per giorni a parlare di questo fatto come un episodio legato al calcio. e soprattutto chiediamo risposte a chi sta definendo il tutto un tragico errore.
oltre i colori, giustizia per gabriele.




06/02/2007 14:31 morti di serie a e morti di terza categoria...
categoria:l'avvelenata

rompo il mio silenzio e riporto un pezzo che un amico ha scritto su it.sport.calcio.fiorentina e it.sport.calcio.genoa che dovrebbe far riflettere tutti quanti.

Ermanno

Salve, salve a tutti. Scusate se non so esprimermi troppo bene, scusate se vi sembrerò goffo. Mi chiamo, anzi mi chiamavo, Ermanno Licursi: dico mi chiamavo, perché sono morto.

Sono morto per una partita di calcio, sapete. Facevo il dirigente di una squadretta di terza categoria dilettanti, la Sammartinese, con sede a San Martino di Finita (Cosenza). Per favore, abbiate rispetto verso un morto e non datemi ad intendere che sapete dov'è, San Martino di Finita. Vi vedo smanettare su Google Earth, San Martino di Finita, Italy. Così come, di sicuro, ignorate dove sia Luzzi. A Luzzi ci ero andato ad accompagnare la Sammartinese che giocava con la Cancellese. Terza Categoria, girone D calabrese. Sono morto a botte. Al termine della partita. Dicono per un calcio al collo tiratomi da qualcuno della Cancellese, ma che ne so io, non è compito mio stabilire come sono morto. Ci penseranno le autorità, a quello. Io so soltanto che avevo 41 anni, un lavoro, una famiglia, e che per passione seguivo 'sta squadretta di paese. Per questo sono morto. Per questo i miei figli non hanno più un padre. Per questo mia moglie non ha più un marito.

Sono qui a scrivervi questa cosa perché, devo dirvelo, sono incazzato nero. Non solo perché mi è toccato morire a 41 anni in questo modo idiota, per di più mentre cercavo di mettere pace in mezzo a una rissa scoppiata per una partita di calcio del girone D di terza categoria.
No, non solo per questo. Sono incazzato nero anche perché mi sembra d'essere a me, di terza categoria, girone quel che volete. Del girone dei Nessuno, sono. Del girone dei Noncontiuncazzo. Sono sempre stato una persona tranquilla, non ho mai fatto del male a nessuno; e allora mi sarà permesso, almeno da morto, d'incazzarmi come una jena e di scriverlo.

Il fatto è che, pochi giorni dopo il mio assassinio, è accaduto un altro gravissimo fatto. A Catania. Durante il "derby" fra Catania e Palermo, in serie A, anticipato al venerdì perché in quella città doveva cominciare la festa della santa patrona, Sant'Agata (nome che, in greco, vuol dire "buona"). Intendiamoci, di rivalità di paese me ne intendo; mi è toccato morire in questo modo cretino perché dalle mie parti sono tutti "derby", di quelle ferocissime sfide di paese che non vi immaginate neppure. Calcio sano dilettantistico? Sano sport di provincia? Ma lasciatevi dire, signore e signori, che davvero non ci capite niente, voi là sotto. Qui, di sano, non c'è più niente. Ve ne potrei dire, di cose. Vi potrei dire che, oramai, per un rigore non dato, per un'espulsione di un giocatore, persino per un angolo o una punizione, si rischia la guerra tra le 57 persone che sono a vedere la partita e i 22 che sono in campo con le magliette sponsorizzate dalla Prosciutti Caruso o dalla Lux Elettrodomestici di San Pantaleo Su Pe' Monti.

Ma vi dicevo di Catania. Ecco, prima della partita di Catania mi sono riservato un piccolo momento di orgoglio, spero che mi capirete. Un minuto di raccoglimento tutto per me. In serie A. Io, Ermanno Licursi, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, di cui nessuno avrebbe ragionevolmente, e seguendo il corso naturale delle cose, sentito parlare se non mi avessero massacrato a calci e pugni allo stadio di Luzzi. Ora, d'accordo che durante questo minuto di raccoglimento si sentivano urla del tipo "Palermo Palermo vaffanculo", oppure "Palermitani bastardi, dovete morire", segno -giustappunto- del più civile e sentito raccoglimento per la mia morte; ma mica potevo pretendere più di tanto. Mi stavo dunque disponendo a seguire la partita in collegamento su Sky (qui ci siamo direttamente nello sky e il decoder è gratuito), quando mi sono accorto che fuori dallo stadio stava accadendo il finimondo. Una Cancellese-Sammartinese moltiplicata cento, mille volte. Scontri armati. Ma che dico, scontri armati, la guerra!

Alla fine chi la guardava più la partita. Dopo un po', quassù, è arrivata un'altra persona. Poco più giovane di me, un ragazzo di trentott'anni. Un ispettore di polizia, stavolta. Tale Raciti. Ma porca della miseria cane e ladra, un'altra partita di pallone e un altro morto. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, ma l'ho lasciato stare. Si vede, poveretto, che gli giravano le scatole, e non poco. Come non capirlo. Aveste dovuto vedere me i primi momenti dopo che ero arrivato quassù. Non mi si stava intorno. Ma nei prossimi giorni, spero di poter parlare due secondi con lui; sì, lo spero proprio, ci tengo.

Non è mica colpa di quel povero ragazzo, anzi. Ci mancherebbe solo questo. Quando si sarà un po' ripreso, quando si sarà fatto -volente o nolente- una ragione d'esser morto, e morto in questo modo, ci avrò sicuramente la voglia di abbracciarlo, magari ce ne andiamo a bere un caffè insieme (non Lavazza perché non la sopporto più quella pubblicità imbecille ambientata da queste parti). Sono incazzato con quegli altri, quelli che sono rimasti laggiù. Con i politicanti, con i giornalisti, con quella razzumaglia d'ogni risma. Per me, Ermanno Licursi, dirigente di una squadretta di serie zeta ammazzato negli spogliatoi al termine d'una partita, non si sospende nessun campionato. Nessuna legge speciale. Nessun articolo del grande giornalista; solo qualche servizio relegato per pochi giorni nei tg, solo articoli che dopo due o tre giorni son diventati trafiletti di poche righe. Ma questo sarebbe ancora niente. Questo lo potrei anche capire, non sono un presuntuoso e so stare al mio posto.

Per me, no, nessun funerale in diretta televisiva. Nessun arcivescovo che si è scomodato per dirmi il funerale. E, soprattutto, nessun bel discorso su come "salvare il calcio", nessuna ricetta magica, nessun modello inglese, nessuna sfilata di siti internet di mezzo mondo con la notizia in prima pagina. Niente di niente. Nessuna sottoscrizione del TG5. Nessuna borsa di studio per i miei figli. Tie', Locurso, Licursi o come cazzo ti chiami, beccati 'sto minuto di raccoglimento e taci, e ringrazia pure. Come si dice? De sciò mas go on. Se quei disgraziati non avessero spedito quassù anche quel poveraccio di poliziotto, a quest'ora altro che campionati sospesi. A quest'ora, gran commenti sull'Inter schiacciasassi, su Ronaldo, su chissà cosa.
Altro che partite a porte chiuse, altro che stadi a norma, altro che tornelli, altro che scritte sui muri di Livorno, di Piacenza o di San Diosagrato de' Volsci. Nulla. Nada. Nix.

Ora, certo, forse sto esagerando. Anzi, no. Del resto, è l'ultima occasione che mi resta per dire qualcosina; altre non me ne saranno date; e lasciatemi sfogare. Di tutte ne ho sentite in questi giorni.
C'era di mezzo un poliziotto, e allora giù a ritirare fuori quell'altro poveraccio, come si chiamava, Giuliani, le scritte sui muri, gli strepiti, e io che di Giuliani al massimo conoscevo l'amaro medicinale. Ma che cavolo c'entra? O forse c'entra, e sono io che non capisco niente. Ma, del resto, sono solo un Ermanno Licursi qualsiasi, dirigente della Sammartinese. Il mio nome, fra due giorni, non dirà più niente. Come, purtroppo, non dirà più niente quello di Raciti.
Come non dicono assolutamente più niente quelli di Paparelli, di Spagnolo, di Fonghessi, di Furlan, di Filippini, di De Falchi. Come non dicono più niente quelli di trentanove persone morte calpestate in uno stadio belga. O quelli di quattro ragazzi morti carbonizzati in un vagone ferroviario, la stessa fine che rischiò di fare un ragazzino di quattordici anni a Firenze, tale Ivan Dall'Olio.

E questi qui parlano di "tolleranza zero". La tolleranza zero, mi permetto di dire e poi torno nel mio nulla eterno, dovrebbe essere verso di loro. Verso il potere. Ma tanto mica c'è niente da fare; de sciò mas go on, e ci goerà on, cavolo se ci goerà on. Con qualche abbaiata del potente di turno, con qualche legge, con qualche repressione che colpirà da ogni parte tranne dove dovrebbe realmente colpire. E così vi saluto. Ero un uomo tranquillo. Tornerò, non abbiate timore, ad essere tranquillissimo. Per sempre.

--
*Riccardo Venturi*




07/12/2006 11:48 periodo di mutazione
categoria:varie

so che per una parte di animali questo si potrebbe definire un periodo di letargo... nel mio caso e' un periodo di mutazione piuttosto strano. appena ne verro' a capo, ve ne accorgerete!




09/09/2006 00:01 lettera aperta
categoria:genoa, l'avvelenata

dal sito ufficiale del genoa
08/09/2006 20.48 Lettera aperta a tutti gli sportivi e appassionati Oggi inizia una nuova stagione calcistica. Parte il Campionato di Calcio 2006/2007 e il Genoa Cricket and Football Club S.p.A., la più antica società italiana, si accinge ad affrontarlo - dopo aver espiato lo scorso anno una durissima penalizzazione - con il più genuino spirito sportivo e con nuove motivazioni. In questa circostanza, riteniamo occorra da parte di tutti i protagonisti del calcio – e per parte nostra fermamente assumiamo - un rinnovato impegno al rispetto delle regole, alla probità e alla rettitudine comportamentale, alla lealtà e correttezza, nel nome dello sport giocato. E’ una dichiarazione che rendiamo – squadra, tecnici e dirigenti tutti – non solo verso i nostri supporter e tifosi, ma verso tutti gli appassionati di questa bellissima disciplina sportiva. Con l’orgoglio e la convinzione di essere, in passato come oggi, una realtà importante del settore, che ha fortemente contribuito, attraverso i suoi 113 anni di storia, alla crescita e alla diffusione, nonché al prestigio del calcio italiano nel mondo. Forti dell’ineguagliabile sostegno di centinaia di migliaia di “genoani nel mondo” che, siamo certi, da sempre hanno condiviso questi valori. Ma è anche l’occasione – senza nulla chiedere e senza interesse alcuno, se non quello di lasciare ogni giudizio alla libera opinione di chi ci legge – per una doverosa riflessione sulla stagione dei “processi sportivi”. Non vogliamo reclamare sconti o riparazioni; la pena, giusta o ingiusta che fosse, è stata integralmente espiata dal Genoa e il suo destino sportivo, è affidato ai risultati che saprà conseguire sul campo. Desideriamo soltanto rompere il silenzio quasi generale – salve poche voci di attenti e indipendenti commentatori – sul confronto tra il caso del Genoa, nell’estate 2005, e quello delle Società coinvolte nei processi di questa estate. A distanza di un anno è risultato incomparabilmente diverso l’atteggiamento degli organi competenti, dei media e di numerosi rappresentanti istituzionali. Ecco, allora, una sintesi comparativa degli elementi salienti dei fatti, per come si sono succeduti a 12 mesi di distanza. Caso Genoa 2005 La Procura di Genova rende disponibile all’Ufficio Indagini della FIGC gli elementi acquisiti nel giro di pochi giorni (disputa incontro Genoa-Venezia: 11 giugno 2005; trasmissione degli atti: 23 giugno 2005) Calciopoli 2006 Le Procure di Torino e di Napoli rendono disponibili agli organi della FIGC gli elementi acquisiti molti mesi dopo dalla loro acquisizione e dopo che si è da lungo tempo conclusa la stagione sportiva interessata Caso Genoa 2005 La Procura di Genova consegna gli elementi acquisiti direttamente all’Ufficio Indagini della FIGC, nella persona del suo capo, Gen. Pappa Calciopoli 2006 Le Procure di Torino e Napoli rimettono gli elementi acquisiti rispettivamente al Presidente e al Commissario Straordinario della FIGC Caso Genoa 2005 L’Ufficio Indagini della FIGC, sotto la direzione del Gen. Pappa, intraprende immediatamente e conclude le proprie indagini nel volgere di pochi giorni Calciopoli 2006 L’Ufficio Indagini della FIGC - sempre sotto la direzione del Gen. Pappa - ricevuti dal Presidente della FIGC gli elementi acquisiti dalla Procura di Torino, lascia trascorrere 6 mesi senza trasmettere alcuna relazione alla Procura Federale Caso Genoa 2005 Al dibattimento davanti alla CAF partecipano dieci giudici della medesima, mentre solo cinque compongono il Collegio che pronuncia la decisione, senza alcun previo provvedimento comunicato agli incolpati circa la composizione del Collegio Giudicante Calciopoli 2006 La composizione del Collegio giudicante è stata previamente e pubblicamente determinata con comunicato stampa del 22 giugno 2006 Caso Genoa 2005 Nelle decisioni non si tiene in alcun conto, ai fini della determinazione della pena, della storia sportiva del Genoa, la più antica società d’Italia, vincitrice di 9 scudetti e di una Coppa Italia Calciopoli 2006 La storia sportiva della Juventus viene valutata dalla Corte Federale come ragione di mitigazione della pena Caso Genoa 2005 Allorché il Genoa ricorre alla procedura arbitrale presso la Camera di Conciliazione e Arbitrato per lo Sport presso il Coni, la FIGC, nella persona dell’allora Presidente dott. Carraro, si oppone, eccependone l’inammissibilità Calciopoli 2006 La FIGC e il CONI riconoscono anticipatamente l’ammissibilità del procedimento arbitrale ed anzi auspicano che sia questa la strada che le società coinvolte percorrano Caso Genoa 2005 Il TAR Lazio, sezione terza ter, con provvedimento a firma del Presidente dott. Corsaro in data 12 agosto 2005, afferma il difetto assoluto di giurisdizione di qualunque giudice dello stato in materia di illecito disciplinare sportivo Calciopoli 2006 Il TAR Lazio, sezione terza ter, con provvedimento a firma del Presidente dott. Corsaro in data 22 agosto 2006, afferma la rilevanza statale, e quindi la giurisdizione amministrativa dello Stato, in materia di illecito disciplinare sportivo Caso Genoa 2005 Il ricorso al TAR del Genoa viene sanzionato dalla FIGC con ulteriori penalizzazioni, per l’eliminazione delle quali la FIGC pretende che il Genoa rinunci ad ogni azione anche in sede di arbitrato presso la Camera Arbitrale del CONI Calciopoli 2006 Quando la Juventus ricorre al TAR, tutti auspicano la concessione di sconti di pena al fine di indurre la medesima Juventus alla rinuncia al ricorso Questi sono soltanto alcuni, tra i più evidenti, degli elementi di disparità di trattamento che la comparazione tra i due casi, a pochi mesi di distanza, rivela. A ciò si aggiungano altre valutazioni di sgradevoli e personali attacchi di dubbio gusto ai vertici della Società, una sistematica campagna mediatica sviluppata da alcuni autorevoli operatori, e, fatto non secondario, una valutazione sostanziale: il risultato sul campo oggetto dell’accusa di illecito sportivo contestato al Genoa Cricket and Football Club nell’estate 2005 (vittoria del Genoa sul Venezia per 3-2), si manifestò, ex post, ininfluente ai fini della conquista della promozione in Serie A dello stesso Genoa. Lasciamo al giudizio obiettivo dei veri sportivi la valutazione della sproporzione tra la pena inflitta al Genoa nell’estate 2005 e quelle inflitte a Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan e Reggina. E riaffermiamo, per il futuro, l’auspicio dell’eguaglianza di fronte alle regole, perché senza la consapevolezza della necessità di rispettarle nessun rinnovamento, nessun risanamento può essere realizzato. Ci auguriamo, con questa lettera, di riuscire a consegnare al futuro una più equa e corretta rivisitazione di alcuni fatti della storia recente del calcio in Italia. Forti della considerazione - e lo affermiamo con orgoglio - che il destino sportivo del Genoa Cricket and Football Club, condiviso da oltre cent’anni da milioni di veri sostenitori e amanti del calcio, nella buona e nella cattiva sorte, è stato e sarà solo quello conquistato sul campo. E consapevoli che nel futuro del calcio in Italia, noi ci saremo. Genoa Cricket and Football Club S.p.A.




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